In quel d’Arezzo

di Maurizio De Cicco

In quel d’Arezzo

13 Marzo 2024 Poesie 4

In quel d’Arezzo

 

Talora mi capita di osservare una fotografia e grazie all’immagine riprodotta dal colpo d’occhio del fotografo, ho l’ispirazione per scrivere dei versi. In questo caso procedo con il mio “poetare”, o libero o in metrica. Oggi, è stata una amica di Arezzo ad inviarmi una fotografia di Aldo Luttini, fotografo di grande esperienza, che mi auguro gradisca insieme ai lettori, questa composizione in versi.

 

 

In quel d’Arezzo

 

 

Specchiandosi nel sole di giorno,

al presentarsi dell’ora serotina

in cui la sera si appresta

a rabbuiarsi diventando notte

e poi mattina,

la luna in amorevole vezzo,

fa capolino tra

il Palazzo dei Priori e il Duomo,

in quel d’Arezzo,

là dove il fiammingo Francavilla

del Granduca Ferdinando primo,

fece del prelato cardinale

una statua, con tanto di spada,

che ancora osserva e aggrada

impettito e fiero,

fissando con lo sguardo

quel Palazzo dei Priori

come fosse il suo maniero.

Protetto dal Duomo alle spalle,

egli non volge mai la vista alle Stelle,

ma vigilia costantemente

senza distrarsi un momento,

nemmeno quando

Selene avvolta da Elio,

gioca a nascondino

facendo il suo capolino

tra i merletti della Torre

e la guglia del Duomo.

Forse lo scultore uomo

volle lanciare un messaggio

ai successori del Granduca;

“Che nessuno osi toccare

il Palazzo dei Priori,

altrimenti se la dovrà vedere

con la mia affilata Spada

e per chiunque a farlo si osi,

saranno grandi dolori!

Questa mia Lama sia sotto l’egida

dalla Chiesa a cui volgo le spalle,

non per mancanza di rispetto,

ma solo per essere protetto,

dandomi così forza e fermezza

di Cavalieri e Santi,

veglianti, custodi e difensori 

di questa aurea Città,

scrigno di molti tesori.

Sicurezza e Verità”.

La poetica licenza

ha fatto immaginare

le parole d’amore

di Ferdinando primo

per l’Urbe

della Giostra del Saracino.

O misero che t’aggiri

con intenti loschi e scuri

sotto la Luna rossa, credici:

non si tratta solo di una minaccia,

ma di parola data da un componente

la Famiglia De’ Medici.

Eretta già da quattrocento anni,

l’effige riportata, incontrastata regna

e un invisibile confine

a proteggere il Palazzo,

con la sua Spada segna.

 

Firenze, 21/2/2023 ore 13.22

 

 

Immagine: Aldo Luttini

 

4 risposte

  1. Claudia Tamberi ha detto:

    Bellissimaaaa 💝

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