Canzone sopra la felicità di Firenze

di Maurizio De Cicco

Canzone sopra la felicità di Firenze

7 Agosto 2022 Articoli Storia e filosofia 2

 

Canzone sopra la felicità di Firenze

 

 

Come riportato nel precedente articolo su Savonarola, pubblico questa prima testimonianza scritta del frate ferrarese e riportata in una pubblicazione postuma alla sua morte. 

(Ferrara, 21 settembre 1452 – Firenze, 23 maggio 1498).

Di alcune rime spirituali composte da Fra Girolamo

Canzone  sopra la Felicità di Firenze

(di Fra Girolamo Savonarola)

tratto da un testo originale scritto a mano

Addì 12 di marzo dell’anno

et incarnazione del Signore MDXII

alle pagg.320-321-322

 

1

Viva nei nostri quori, viva o Fiorenza,

viva Christo il tuo Re, viva la Sposa

Sua Figlia e Madre e Tua Guida e Regina,

poi che Lor bontà Lor clemenza

piu viva piu potente, e gloriosa

che mai fosse esser debbi et il di sapprezza

ne puo tanta promessa

inestimabil dono esser gia vana

perche non lingua umana

il dice nò, ma la Bontà Divina.

2

Sopra ogni citta felice è pia

felice certo assai che alcun non crede

la che forse ancor tù non pensi, ò speri,

che se bene e morta in te ogni virtù

c’ogni onore paia a chi piu la non crede

pur vive in te quel glorioso seme,

onde ogni nostra speme

certo dipende onde uscin debbe il frutto

che se il mondo tutto

pasca o dolce Giesu de tuoi ben vevi.

3

Ben puoi Fiorenza mia ne tuoi tormenti

piu che alcun altra ne suoi gaudij et tante

pompe liete aspettar la tua salute,

poi che sola post hai tuoi fondamenti

ne santimonij e le tue porte sante

ama piu che alcun altra il tuo Signore

di sola si son dette in terra cose

tant’altre e gioiose,

che mai furon da alcuno in te vedute.

4

Non sai che quando a tanta grazia eletta

fusti che in ciel della tua alma e diva

regina dette pur queste parole

o Fiorenza città da Dio Eletta

dal mio figlio e da me tien salda e viva

la Fede, l’Oration, la Patienza.

Che a  a cor data e potenza

di farti sempre in ciel con Dio beata

e qui in terra honorata

tra laltre quasi fra le Stelle un Sole.

5

Surgi o Gerusalem Novella, e vedi

vedi la tua gloria tua contesa et adora

la tua Regina et il tuo diletto Figlio

in te città di Dio che in pianto or siedi

tanto gaudio e splendor nascer deve ancora,

che non sol te, ma tutto il mondo adorni

in quei felici giorni

venin in te vedrai da ciaschedun fine,

divote e peregrine genti all’odore del tuo lacerato Giglio.

6

Dal tuo Giglio gentil che le sue foglie

in tanto scender deve fuor del tuo sdegno

che a tua ingrati vicini pose faccia ombra

benedetto da Dio sia ciaschedun che ha sdegno,

tuo ben la tua gloria e la tua pace

tu mentre al tuo che piace

aspetta pur che in un voltar di figlio

non senza meraviglia

sia sotto il velo che tua gloria adombra.

7

Canzona io non so ben se forse honesto

piu che il parlan forse il silenzio et in tanti

dubbi se ben che io pubblico ti mostri

se i doni di Dio ti taccion questo

vilio et ingrato se parli e canti

tu meco insieme e quei derisi sieno

dunque odentro al mio seno

sola ti godi sec pur ci vuoi altrove

non ti mostrar ma dove

non sia che vegga almen con gli occhi nostri.

Fine.

 

Ho consultato il testo  il 24 maggio 2003 alle ore 8.55,

presso la Sala dei Testi rari e manoscritti

della B.N.C. di Firenze.

 

 

 

2 risposte

  1. Claudia Tamberi ha detto:

    Bellissima, grazie Maurizio per questa nuova perla!

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