Chissà come, chissà quando – poesia sul destino comune e la pace
La poesia riflette sul destino comune di tutti gli esseri umani, indipendentemente da bandiere, lingue o confini. La morte come livellatore universale è un concetto profondamente pacifista: ci ricorda che siamo tutti uguali, e che le guerre sono contro la nostra natura più profonda.
Il passaggio in cui si parla degli errori ripetuti, del non volerci assumere le nostre colpe, è un richiamo potente all’etica e alla coscienza collettiva. È un testo che parla a tutti i popoli e a tutte le parti in conflitto, senza accusare, ma spingendo alla riflessione.
Pur parlando di altri piani, dimensioni, energia, il linguaggio è semplice, accessibile, toccante. Questo lo rende perfetto per un messaggio di riconciliazione e pace umana, valido non solo tra Russia e Ucraina, ma anche per Israele e Palestina, o ogni altro conflitto, causa di dolore, distruzione, morte accelerata.
Chissà come, chissà quando
Un giorno tutto qui finirà,
forse così come è cominciato.
Lasceremo anche questo veicolo,
abbandonandolo in un freddo,
triste, marmoreo, bianco cimitero
trasferendoci in un altro piano,
un’altra dimensione:
forse da dove siamo venuti,
forse più vicina
a dove stiamo andando,
oppure, a destinazione.
Luci, colori e suoni,
saranno consoni al mondo in cui
convibrano le nostre energie
colorate con il pennello
dei nostri pensieri, parole
e conseguenti azioni,
essendo dotati di mente,
parola e libero arbitrio.
Di sicuro la fredda luce che
illuminerà la nostra lapide
non sarà quella, la luce perpetua.
Forse riceveremo più attenzioni,
fiori e lacrime, dopo morti
che non da vivi.
Qualcuno sentirà
la nostra mancanza.
Per qualcuno sarà indifferente,
e magari altri troveranno
soddisfazione. Poverini.
È l’unica cosa che rende uguali
tutti gli esseri viventi:
nascere, vivere e morire.
E una volta lasciato il carcere
che ci imprigiona di vita in vita,
ci sentiremo liberi, non più oppressi,
ammalati e stanchi.
Chissà quanto ancora durerà
questo andare e venire
rifacendo sempre le stesse cose,
commettendo sempre
gli stessi errori
senza volerci assumere
le nostre responsabilità.
Guardandoci allo specchio
avremo modo di comprenderlo,
anche se saremo sempre pronti
a volerci giustificare
addossando ad altri
le colpe che invece, sono nostre.
Quanto sarebbe più semplice,
rispettare le Regole
che non essere anarchici
e troppo spesso, caotici.
Firenze, 6/1/2025 ore 6.45
Immagine: Maurizio De Cicco
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