Chissà come, chissà quando – poesia sul destino comune e la pace

di Maurizio De Cicco

Chissà come, chissà quando – poesia sul destino comune e la pace

7 Agosto 2025 multilingue Poesie 0
Sagome umane immerse nella luce del tramonto, simbolo di ricerca interiore e risveglio spirituale nella poesia “Chissà come, chissà quando”

La poesia riflette sul destino comune di tutti gli esseri umani, indipendentemente da bandiere, lingue o confini. La morte come livellatore universale è un concetto profondamente pacifista: ci ricorda che siamo tutti uguali, e che le guerre sono contro la nostra natura più profonda.

Il passaggio in cui si parla degli errori ripetuti, del non volerci assumere le nostre colpe, è un richiamo potente all’etica e alla coscienza collettiva. È un testo che parla a tutti i popoli e a tutte le parti in conflitto, senza accusare, ma spingendo alla riflessione.

Pur parlando di altri piani, dimensioni, energia, il linguaggio è semplice, accessibile, toccante. Questo lo rende perfetto per un messaggio di riconciliazione e pace umana, valido non solo tra Russia e Ucraina, ma anche per Israele e Palestina, o ogni altro conflitto, causa di dolore, distruzione, morte accelerata.

Chissà come, chissà quando

 

Un giorno tutto qui finirà,

forse così come è cominciato.

Lasceremo anche questo veicolo,

abbandonandolo in un freddo,

triste, marmoreo, bianco cimitero

trasferendoci in un altro piano,

un’altra dimensione:

forse da dove siamo venuti,

forse più vicina

a dove stiamo andando,

oppure, a destinazione.

Luci, colori e suoni,

saranno consoni al mondo in cui

convibrano le nostre energie

colorate con il pennello

dei nostri pensieri, parole

e conseguenti azioni,

essendo dotati di mente,

parola e libero arbitrio.

Di sicuro la fredda luce che

illuminerà la nostra lapide

non sarà quella, la luce perpetua.

Forse riceveremo più attenzioni,

fiori e lacrime, dopo morti

che non da vivi.

Qualcuno sentirà

la nostra mancanza.

Per qualcuno sarà indifferente,

e magari altri troveranno

soddisfazione. Poverini.

È l’unica cosa che rende uguali

tutti gli esseri viventi:

nascere, vivere e morire.

E una volta lasciato il carcere

che ci imprigiona di vita in vita,

ci sentiremo liberi, non più oppressi,

ammalati e stanchi.

Chissà quanto ancora durerà

questo andare e venire

rifacendo sempre le stesse cose,

commettendo sempre

gli stessi errori

senza volerci assumere

le nostre responsabilità.

Guardandoci allo specchio

avremo modo di comprenderlo,

anche se saremo sempre pronti

a volerci giustificare

addossando ad altri

le colpe che invece, sono nostre.

Quanto sarebbe più semplice,

rispettare le Regole

che non essere anarchici

e troppo spesso, caotici.

 

Firenze, 6/1/2025 ore 6.45

Immagine: Maurizio De Cicco

 

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